Quando due soci non riescono più a decidere insieme e nessuno ha il controllo della società, il rischio più grande è lo stallo decisionale. L’operatività si blocca, il business ne risente, e anche se non c’è un vero e proprio conflitto, gli equilibri sono estremamente delicati in una simile circostanza.
Per evitare che una società resti paralizzata, la prassi contrattuale ha sviluppato diverse clausole anti-stallo, tra cui la Russian roulette clause e la meno nota ma spesso preferita Texas shoot-out clause.
Chiediamoci: è davvero una soluzione più “equa”? E soprattutto: funziona nel contesto delle PMI italiane?
In questo articolo vediamo cos’è la Texas shoot-out clause, come funziona, quali vantaggi promette e quali rischi tende a nascondere.
Cos’è la Texas shoot-out clause e a cosa serve nelle società
La Texas shoot-out clause è una clausola contrattuale utilizzata per risolvere situazioni di deadlock (stallo) tra soci con partecipazioni paritarie (tipicamente 50%–50%).
Si inserisce nei patti parasociali, oppure direttamente nello statuto delle società di capitali (a seconda della forza vincolante che si vuole dare alla clausola).
La sua funzione è semplice: forzare l’uscita di uno dei soci dalla compagine sociale quando il conflitto (o comunque lo stallo) rende impossibile la gestione della società.
A differenza della Russian roulette, però, entrambi i soci competono sul prezzo, riducendo (almeno in teoria) il vantaggio di chi attiva la clausola. In altre parole, con la Russian roulette clause l’offerta è secca, con la Texas shoot-out clause si possono fare rilanci sul prezzo.
Come funziona la Texas shoot-out clause tra soci al 50%
Il meccanismo classico è il seguente:
- Attivazione della Texas shoot-out clause in caso di stallo decisionale
Uno dei soci (o entrambi, a seconda della formulazione) dichiara formalmente lo stato di stallo. - Offerte segrete e rilanci di prezzo nella Texas shoot-out clause
Ciascun socio presenta un’offerta irrevocabile indicando il prezzo per acquistare l’intera partecipazione dell’altro socio. - Confronto delle offerte
Chi presenta l’offerta più alta vince e acquista la quota dell’altro socio al prezzo indicato.
- Uscita forzata del socio perdente
Il socio con l’offerta più bassa è obbligato a vendere, e di conseguenza non farà più parte della compagine sociale.
Di fatto, vince chi valuta di più la società (o chi può permettersi di farlo).
Texas shoot-out clause vs Russian roulette clause: differenze e confronto
Dal punto di vista teorico, la Texas shoot-out viene spesso presentata come più “bilanciata”. Vediamo perché e se è proprio così.
Russian roulette
- Un socio fissa il prezzo
- L’altro sceglie se comprare o vendere
- Forte rischio di manipolazione strategica del prezzo
Texas shoot-out
- Entrambi i soci fanno un’offerta
- Il prezzo emerge dal confronto
- Apparente neutralità del meccanismo
Ma attenzione: la Texas shoot-out non elimina il vantaggio di chi ha più liquidità, informazioni migliori o maggiore accesso al credito. Lo redistribuisce soltanto.
Quando conviene inserire una Texas shoot-out clause
La Texas shoot-out clause può essere davvero efficace e servire al suo scopo solo se i soci hanno capacità finanziarie comparabili, dispongono di informazioni economico-finanziarie simmetriche, il business è relativamente stabile e valutabile e non ci sono forti componenti personali o emotive che possono giocare scherzi.
In questi casi, la clausola può:
- accelerare l’uscita dallo stallo;
- evitare lunghi contenziosi;
- preservare il valore dell’impresa.
I rischi della Texas shoot-out clause nelle PMI italiane
1. Illusione di equità
Il fatto che entrambi i soci presentino un’offerta non significa che partano dallo stesso punto: chi conosce meglio i numeri, o ha già deciso di uscire, gioca una partita diversa.
2. Sovrastima strategica
Un socio può offrire più del valore reale pur di “buttare fuori” l’altro, ma a quel punto l’azienda sarà stata iper-pagata e non sarà banale gestire la tensione finanziaria post-operazione.
3. Inapplicabilità pratica nelle PMI
Il tessuto delle PMI italiane è fortemente caratterizzato da un elemento personale spiccato. Molto spesso la persona, l’imprenditrice o l’imprenditore rappresenta il cuore dell’impresa, l’idea e i valori.
Non è raro che l’azienda venga percepita come una creatura personale dell’imprenditore o dell’imprenditrice, e allora in quel caso le componenti emotive o personali subentrano necessariamente nei conflitti fino a essere la causa stessa dello stallo.
Difficile che la Texas shoot-out clause possa essere utile ed efficace in questi contesti.
Meglio la Texas shoot-out clause o nessuna clausola anti-stallo?
Naturalmente, dipende.
Una Texas shoot-out clause scritta male è spesso peggio di nessuna clausola (oltretutto, questo vale per tantissime altre disposizioni contrattuali – ricordiamoci che la società pluripersonale nasce da un contratto tra soci).
Se redatta in modo inadeguato, la Texas shoot-out clause crea un’illusione di sicurezza rinviando il problema; per poi rischiare di scoppiare nel momento peggiore. E allora, in molti casi possono essere più coerenti con la realtà dell’impresa altre soluzioni alternative, da valutare in una consulenza preliminare con lo scopo di prevenire (o almeno, disciplinare serenamente) stalli e conflitti.
La Texas shoot-out clause non è una bacchetta magica. Il wrap-up di Insalata Diritto
La Texas shoot-out clause ha la sua utilità nella risoluzione di situazioni di stallo, ma va maneggiata con ponderazione. Di sicuro, non è l’alternativa automaticamente più “fair” della Russian roulette clause – ci si può far male anche in Texas.
Se la risposta a “Questa clausola è coerente con i rapporti di forza, il business e le persone coinvolte?” è sì, allora si può inserire negli accordi tra soci (nei patti parasociali se si vuole una vincolatività più flessibile, direttamente nello statuto della società se si vuole un’efficacia vincolante più ampia e rigorosa).
Se la risposta è no, lasciate perdere e valutate – a monte, ci raccomandiamo! – altre soluzioni per la vostra società.